Cos’è

La carta del tchoukball è un documento che fu redatto nel 1971 dallo stesso inventore dello sport, il
medico sportivo svizzero Herman Brandt e che tutti i giocatori devono sottoscrivere, almeno
moralmente.

Si basa essenzialmente sull’idea di rispetto reciproco dei giocatori: secondo questo
documento il concetto di “fair play”, gioco corretto, scompare poiché è interamente contenuto
nello sport stesso; non è solo più qualche azione sporadica di lealtà e rispetto nei confronti
dell’avversario, ma l’essenza stessa del gioco.

Nel 1971 il Herman Brandt, dichiarava: “Il fine delle attività fisiche non è quello di fare dei campioni, ma contribuire alla creazione di una società armoniosa.” La carta identifica il tchoukball come uno sport che esclude ogni ricerca personale o collettiva di prestigio: la vittoria deve essere per il giocatore motivo di felicità e soddisfazione, mai di orgoglio o una ricerca di prevaricazione su altri. Il gioco è innanzitutto collaborazione tra persone e deve perciò essere finalizzato a permettere di instaurare rapporti di rispetto e correttezza tra giocatori della stessa squadra e “avversari”: lo scopo principale non è la vittoria, ma la ricerca del bel gioco; l’esperienza universale nello sport può riassumersi nella seguente espressione:

“Il bel gioco richiama il bel gioco”

Questo orientamento etico è il cardine dell’azione del tchoukball: esso permette di conseguire l’atteggiamento sportivo ideale e di evitare azioni negative nei confronti dell’avversario. Bisogna ricordare che il gioco è fondamentalmente un esercizio sociale: quando si dice “vinca il migliore” si intende colui che tramite l’allenamento ha raggiunto una migliore preparazione, non il “campione che riesce a conseguire la vittoria per poi segregarsi nella sua torre eburnea di orgoglio. Il “migliore” deve incoraggiare sempre l’avversario a fare del suo meglio, senza temere una futura prevaricazione di quest’ultimo, ma pregustando la felicità di un prossimo incontro più combattuto e avvincente. Semplificando i tchoukers utilizzano l’espressione “giocare con e non contro” proprio per indicare questa esigenza così naturale di un gioco bello, indipendentemente dal risultato finale. Sparisce in questo senso il concetto di campione a favore del concetto di “vincente”.

Giocare per perfezionarsi, tornando all’antico spirito olimpico, è il sentimento che ogni attività di gioco deve comportare e sviluppare, ed è l’obiettivo che si prefigge il tchoukball (e che finora è riuscito a conseguire con ottimi risultati).
Grazie a queste caratteristiche il tchoukball è stato riconosciuto nel 2001 “Sport a sostegno della pace e della fratellanza” dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.


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